Napoli Teatro Festival Italia cambia volto

Napoli Teatro Festival Italia cambia volto

Ruggero Cappuccio guida il festival 'ridisegnato' da Mimmo Paladino con ottanta spettacoli pensati per tutti, anche nei costi

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Un Napoli Teatro Festival Italia ricco quello dell’edizione 2017: tra Napoli e la Campania dal 5 giugno al 10 luglio offre oltre 80 spettacoli. Giunto al suo decimo anno è stato presentato alla stampa, con tutte le sue novità, nel teatrino di corte di Palazzo Reale di Napoli, nuova casa madre del Festival.

Già dall’immagine che rappresenta il Festival, suo biglietto da visita, si leggono forme e colori diversi. Cambia volto, e punta proprio sulla faccia, simbolo di umanità e di dialogo. Creata ad hoc da Mimmo Paladino, l’immagine del festival incuriosisce. Propone due profili in sequenza. uno lo nero, come un’ombra, irradiato da linee bianche su sfondo arancione. E l’altro, dietro, rosso, in cui le linee bianche questa volta ‘delineano’, identificano, caratterizzano il volto con occhi, naso guance, capelli, orecchie e persino il limite tra collo e viso. Il capo poi viene tagliato da uno spazio verde su cui campeggia la presenza di una foglia aghiforme, sempre realizzata dalle linee bianche, simbolica presenza di natura. O forse si potrebbe dire che le linee bianche che si irradiano, come una luce (la luce profonda del teatro e della cultura?) trasformano il buio del primo profilo in un volto scolpito da quelle stesse linee bianche, inserite in un contesto natuarale. E’ di esseri umani che si parla, del loro essere corpo e maschera, gioco di luce e ombre, di colori e assenza di colori e di rimando anche della loro appartenenza naturale. Con questo primo contributo (Mimmo Paladino curerà in immagini tutte e dieci le sezioni del festival) è chiaro che l’arte figurativa entra a pieno titolo nella corpo del festival. Una dimensione che corrisponde ad una scelta, una indicazione del festival: l’ intreccio tra modalità espressive e unità nell’arte.

La  spina dorsale di questo festival – racconta Ruggero Cappuccio, neo direttore di questa edizione, altro nuovo volto del Festival – consiste nella riunificazione delle arti, un’idea piuttosto elementare, peraltro, ma mai appassionatamente portata fino in fondo, che le arti sono le arti, che gli autori degli spettacoli non sono solo quelli che li scrivono ma sono gli attori, gli scenografi, i costumisti, gli autori, i drammaturghi “.

Gli incroci e dialoghi tra ‘forme’ espressive è evidente proprio tra le sezioni proposte. C’è infatti, quella di letteratura, in particolare legata alla poesia, chiamata io e tu e curata da Silvo Perrella, quella di cinema, in collaborazione con il festivaletteratura di Mantova, che propone film, non distribuiti in Italia, su grandi scrittori. E poi le Mostre (con l’esposizione di costumi per il cinema, teatro e lirica), e anche la Musica, sempre collegata in qualche modo al mondo letterario e teatrale.

Ed è proprio l’ intreccio tra note e parole ad aprire il Festival il 5 giugno, in piazza del Plebiscito, con Luce del Sud che vede Franco Battiato insieme con Mimmo Borrelli, Fabrizio Gifuni, Imma Villa, che interpreteranno testi (da Giordano Bruno a Vico a Wystan Hugh Auden) la cui sonorità declamata si contrappone e nello stesso tempo completa quella musicale e poetica di Battiato. Un concerto-spettacolo gratuito per tutti. Altri momenti musicali sono legati anche tra gli altri a Peppe Servillo, a Enzo Avitabile, Maurizio Capone.

 Il Teatro, invece, viene proposto in sezioni diverse, tra prime nazionali e internazionali. Tra gli artisti esteri le figure di Jan Fabre, Angelica Liddell, Dimitris Papaioannou, mentre il lungo elenco degli altri artisti coinvolti fa parte di percorsi diversi in sezioni che vanno dal teatro italiano, da spettacoli di autori contemporanei, alla sezione Sportopera che parla in modo singolare di sport, con la sezione Osservatorio, a cui prendono parte gruppi e spettacoli che normalmente non hanno un circuito. L’elenco degli artisti è lungo, coprendo vari modi di fare e intendere il teatro: Roberto Andò, Isabella Ferrari, Luca Barbareschi, Stefano Massini, Alessandro Preziosi, Fabrizio Gifuni, Luca Zingaretti, Alfonso Santagata, Antonio Capuano, Enzo Moscato, Cristina Comencini, Lina Prosa, Sandro Lombardi,  Mimmo Borrelli, Roberto Herlitzka, Andrea Renzi, l’Orchestra di Piazza Vittorio, Ambrogio Sparagna, l’Ensemble Berlin, Licia Maglietta, Luciano Saltarelli, Andrea De Rosa , Giuseppe Sollazzo, Pino Carbone, Ascanio Celestini, Ennio Fantastichini, Iaia Forte, Antonella Stefanucci, Laura Curino, Simone Derai, Rosalba Di Girolamo, Gea Martire, Teresa Saponangelo, Fulvio Cauteruccio, Sara Bertelà, Massimo Luconi, Rocco Papaleo, Mario Gelardi, Renato Salvetti, Angela Pagano, Andrej Longo, Marcello Cotugno, Gennaro Cimmino, Marcello Colasurdo, Elena Bucci. Un elenco di volti i cui spettacoli si possono conosce con precisione consultando il sito Napoli Teatro Festival.

Una sezione intera viene poi dedicata alla Formazione, a una chiave fondamentale nel percorso teatrale: il rapporto tra Maestro e discepolo. E in questo senso si inseriscono i laboratori di Eimuntas Nekrosius, Peter Brook, Tomislav Janezic, e, allo stesso modo, Antonio Biasiucci, Brunello Leone, Maurizio Capone, Laura Curino, Le Belle Bandiere, Spiro Scimone. I bandi per partecipare saranno pubblicati sul sito del Festival a partire dal 15 marzo.

I luoghi del festival quest’anno sono vari. A parte il cuore che è Palazzo reale di Napoli e al fatto che si estende anche nel Salernitano, Benevento, Avellino e Caserta incuriosisce con alcune scelte come lido Sirena o il chiostro del Duomo di Salerno, palazzo Cellammare. Senza contare il teatro Grande di Pompei scavi o la reggia di Caserta (Peppe Servillo con l’ensemble Berlin). Vale la pena di scorrere e scoprire i titoli, le scelte davvero differenti di percorsi sul sito www.napoliteatrofestival.it .

In fin dei conti, oltre e al di là della sequenza dei vari titoli e protagonisti, quello che è cambiato concretamente in questa edizione è un altro volto del Festival, quello umano e reale di chi ne cura la direzione, che fin dal suo primo agire (a dicembre ha realizzato il percorso di Quartieri di vita) si è fatto portavoce di un’idea di cultura aperta, disponibile, dialogica e attenta. Ruggero Cappuccio, classe’ 64, usa parole di cuore, di cura, di accoglienza. Ci racconta che è giusto, secondo lui, nella sua posizione di direzione riuscire ad ascoltare tutti, giusto rispettare e rispondere alle tante telefonate e richieste, giusto un Festival che sia di Napoli, della complesso colore anche fisico della Campania, giusto pensare a una cultura che arrivi a tutti. Quello che sembra davvero cambiato è un clima, accogliente, senza finte distanze. E in quest’ottica si capisce la scelta di non puntare solo un pubblico specializzato, ma di fare della cultura e del teatro un momento di inclusione sociale, come ben chiarisce la politica dei prezzi e la scelta di eventi gratuiti.

Il festival – spiega in conferenza di presentazione Ruggero Cappuccio – intende inviare un segnale fondamentale alla città: il teatro è una appartenenza civile, un’ appartenenza politica, il teatro è un diritto, è anche un dovere. Però la sincerità generalmente passa attraverso atti economici  e dunque il biglietto unico del festival sarà di 8 euro, mentre 5 euro per gli under 30 e gratuito per i diversamente abili gratuito, e per i pensionati che non hanno più della pensione minima“.

Organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival, organismo in house della Regione Campania, presieduto da Luigi Grispello, si serve di 4 milioni di euro. Cifra dichiarata in conferenza stampa dal Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, che sottolinea come questo festival   rappresenti “un piccolo contributo al cambiamento in un’Italia che è attraversata da un processo di totale imbarbarimento”.