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Il gioco e il vizio in scena con “Il giocatore” di Dostoevskij, regia Gabriele Russo

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“Il giocatore” di Fedor Dostoevskij ovvero l’allegoria della disperazione. La disperazione di chi entra in un vortice che gira sempre più velocemente, fino alla completa autodistruzione.

In scena al teatro Bellini fino al 26 Marzo, in coproduzione fra la Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini e il Teatro Stabile di Catania, un vincente adattamento del romanzo di Dostoevsky costituisce la terza tappa della “trilogia della libertà”: la firma registica è di Gabriele Russo che riesce a rendere magistralmente concreto quel confine labile in cui il desiderio si trasforma prima in ossessione e poi in compulsione che annichilisce completamente i protagonisti. Il gioco d’azzardo diventa emblema di tutte le passioni che degenerano in qualcosa di non governabile, il sopravvento del lato oscuro che cerca di affiorare in ogni uomo, esigendo un tributo vivo e palpitante, facendogli toccare il fondo con il miraggio di una non scontata risalita in superficie.

Il protagonista è interpretato da un convincente e intenso Daniele Russo nelle duplici vesti di Aleksej e dello stesso Dostoevskij che all’epoca della stesura de “Il giocatore” era un vedovo di 45 anni con alle spalle relazioni finite male, debiti di gioco che lo sobillavano, e un contratto editoriale dalle clausole assurde e invalidanti: se non avesse pubblicato un romanzo entro l’Ottobre del 1866 avrebbe ceduto per nove anni i diritti all’editore. Confidatosi con l’amico Milijukov sulla sua situazione e preannunciando l’imminente disastro, l’amico gli suggerì di affidarsi a una stenografa per portare a conclusione il romanzo nel più breve tempo possibile. Seppur scettico Fedor assunse la giovane Anna Grigor’evna. In soli 28 giorni terminò la stesura del “Il giocatore” e si innamorò della stenografa e la sposò, scacciando i fantasmi del passato e liberandosi dalla schiavitù della roulette.

Insieme al suo alter ego sulla scena, anche il pubblico vive gli affanni e gli struggimenti del protagonista che lega indissolubilmente il suo destino all’esito imprevedibile di un gioco: basta che la pallina cada sul nero o sul rosso e un’intera esistenza assume colori sfavillanti o vira verso un completo naufragio. Nel corso dell’avvincente messa in scena dal ritmo perfettamente sostenuto, un quesito nasce: si gioca per un reale bisogno di denaro o per il gusto di giocare? Quanti giocatori vengono spinti da una reale necessità e quanti dalla insostituibile fame adrenalina? Forse non è più solo il gioco il protagonista di una storia che mostra le miserie umane, forse è il desiderio morboso di camminare sul ciglio del precipizio e perdere l’equilibrio, più e più volte.

Bravissimi tutti gli attori che affiancano Daniele Russo: Marcello Romolo, Camilla Semino Favro, Paola Sambo, Alfredo Angelici, Martina Galletta, Alessio Piazza, Sebastiano Gavasso. Magnifiche le scene di Roberto Crea, i costumi di Chiara Aversano, il disegno luci di Salvatore Palladino; i movimenti scenici sono affidati a Eugenio Dura.

Uno spettacolo dalla forte allegoria, dalla forza trainante. Imperdibile.